A pochi passi da Fontana di Trevi, nel cuore di una Roma che alterna monumentalità e intimità, Don Pasquale si inserisce come un interno scenografico ma misurato. Rosso profondo alle pareti, velluti, specchi e lampadari dialogano con un bancone bar centrale che diventa fulcro visivo. L’atmosfera è teatrale ma controllata; elegante senza rigidità, con un equilibrio tra comfort e raffinatezza che prepara alla tavola.
Il ristorante nasce all’interno dell’Hotel Maalot Roma, 5 stelle Lusso della Shedir Collection (affiliato a Small Luxury Hotels of the World). La struttura ha ottenuto la Chiave Michelin, confermata per il secondo anno consecutivo, riconoscimento che ne attesta la qualità dell’ospitalità e la solidità del progetto. In questo contesto la ristorazione non è un servizio accessorio, ma parte integrante dell’identità dell’hotel: accoglienza fluida, servizio preciso e ritmo calibrato costruiscono un’esperienza progressiva e coerente.

Lo chef Domenico Boschi
Alla guida della cucina c’è Domenico Boschi, romano con radici tra Napoli e Amatrice. Dopo un percorso consolidato nella ristorazione del centro di Roma, entra nel progetto Maalot nel 2022 come Executive Chef. La sua è una cucina di bistrot contemporaneo fondata su leggerezza, precisione tecnica e leggibilità del gusto. Il principio è chiaro: materia prima eccellente, tecnica solida e piatti comprensibili. Nessuna costruzione fine a sé stessa, ma armonia tra intensità e misura.
La degustazione

Il percorso si apre con un cocktail a base di sake, Nikka From the Barrel whisky, sambuca, sciroppo di riso e limone. Limpido nel colore, al naso rivela una dolcezza quasi lattica: il riso avvolge con morbidezza vellutata, l’anice della sambuca emerge con gradualità, caldo e aromatico, mentre il sake introduce una nota eterea e leggermente fruttata. Il sorso è rotondo e avvolgente; il Nikka porta profondità con richiami di cereale tostato, legno e una sfumatura speziata che prolunga il finale con eleganza.
L’arancino con bieta e mozzarella di bufala presenta una panatura asciutta e croccante, dal colore dorato uniforme. All’interno la mozzarella scioglie con cremosità lattica, mentre la bieta conserva una vena vegetale leggermente amaricante che equilibra la dolcezza del latticino. Il contrasto tra fragranza esterna e morbidezza interna costruisce un morso armonico.
La panificazione comprende sablé al parmigiano friabile e intensamente sapido, focaccina tiepida con crosta sottile e interno soffice, grissini alla puttanesca dal profilo aromatico deciso con gel alle carote che introduce una dolcezza vegetale delicata. La pagnotta con biga a lievitazione naturale, realizzata con farine integrali ai cereali, sprigiona profumi tostati; la mollica è elastica e leggermente umida, la crosta sottile e croccante. L’olio Quattrociocchi aggiunge note erbacee e un fruttato verde netto.
La vitella alla cacciatora si distingue per tenerezza e succosità. Il fondo aromatico di pomodoro ed erbe mediterranee avvolge la carne con intensità controllata. Il cavolo nero in tre consistenze alterna croccantezza, cremosità e una nota vegetale più marcata; la salvia in tempura introduce fragranza e una sfumatura balsamica che alleggerisce l’insieme.
Il polpo laccato con salsa alla puttanesca presenta superficie leggermente arrostita e cuore morbido. La puttanesca imprime sapidità e profondità, con accenti di cappero e oliva; i peperoni grigliati apportano dolcezza calda e carnosa, la panna acida inserisce freschezza cremosa, mentre l’olio verde chiude con una vibrazione erbacea che ripulisce il palato.
Il Pecorino Barone di Valforte Terre d’Abruzzo si presenta giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso emergono ginestra, pesca bianca e una traccia agrumata. In bocca è fresco, con acidità equilibrata e una progressione sapida che accompagna con struttura senza appesantire.

Il risotto vialone nano alla zucca mantovana mostra una mantecatura cremosa e avvolgente. La dolcezza naturale della zucca è piena ma equilibrata; la guancia di manzo, cotta otto ore a bassa temperatura, è tenerissima e succosa, con profondità carnosa persistente. L’erborinato inserisce una spinta aromatica netta, leggermente piccante, mentre l’olio al prezzemolo introduce freschezza vegetale che alleggerisce il finale.
Il Franciacorta DOCG Brut Nitens – Le Marchesine offre perlage fine e continuo; al naso agrumi maturi, frutta esotica e mandorla fresca. Il sorso è teso e verticale, con acidità vivace e chiusura sapida.
Le linguine di Gragnano con ricci di mare, bottarga e gambero rosso esprimono un registro marino deciso. I ricci sono cremosi, intensi, con il tipico amarognolo iodato; il gambero rosso introduce dolcezza fresca e succosa; la bottarga prolunga la persistenza con una sapidità netta e asciutta.
Il rombo grigliato presenta carne compatta e succosa, con superficie leggermente dorata. La salsa olandese apporta rotondità burrosa; gli sformatini di patate introducono morbidezza e comfort, mentre il cavolfiore alterna consistenze delicate. Il beurre blanc allo zafferano avvolge con cremosità aromatica e una lieve nota speziata.


l dessert propone sablé al cioccolato con cremoso agli arachidi e anice. La base è friabile e intensa; il cremoso è avvolgente, con nota tostata e leggermente salina. Il fondente colato al momento scende lucido e caldo, amplificando la persistenza aromatica con una lieve sfumatura speziata.
L’amaro valdostano al dente di leone, di colore bruno con riflessi ambrati, al naso è balsamico e resinoso, con richiami di radice di tarassaco ed erbe alpine. In bocca è verticale, amaricante ma composto, con un finale che vira verso la liquirizia lasciando il palato pulito.
Il saluto finale comprende cremino al pistacchio dalla texture setosa e gusto pieno, arancia glassata con tensione agrumata rivestita da cioccolato bianco morbido, e tartufino al lampone dove cacao profondo e nota fruttata leggermente acida chiudono il percorso con equilibrio.

Don Pasquale si afferma nel panorama romano come un ristorante contemporaneo di identità definita e misura consapevole. La cucina di Domenico Boschi lavora su materia prima nitida, tecnica controllata e costruzione armonica dei sapori, senza cedere a sovrastrutture inutili. Ogni piatto mantiene leggibilità e coerenza, sviluppando profondità aromatica e stratificazione sensoriale con equilibrio.
All’interno di un cinque stelle come il Maalot, il progetto gastronomico non è complemento, ma parte strutturale dell’esperienza di ospitalità. La progressione del menu è fluida, calibrata, sostenuta da una continuità gustativa che accompagna con precisione dall’inizio alla chiusura. Un ristorante che interpreta l’eleganza in chiave gastronomica con solidità tecnica e chiarezza espressiva, rafforzando il proprio posizionamento in una città dove identità e coerenza fanno la differenza.
