“Marena” l’antico vino aromatizzato messinese di fine ‘800 rinasce con Antonella De Domenico

by Valeria Zingale

La Marena è un delizioso vino aromatizzato che porta con sé una bellissima storia familiare che affonda le sue radici nella città di Messina. La sua rinascita si deve a Antonella De Domenico, sommelier AIS, che di professione fa l’avvocato, e che con Marena ha realizzato un sogno, quello di riportare in vita e sul mercato l’antico vino messinese aromatizzato inventato dal nonno sul finire dell’Ottocento. La sua storia è affascinante e dentro c’è tutta la determinazione di una donna che, con passione e impegno, ha voluto rendere onore alla tradizione vinicola di famiglia, con eccellenti risultati. La “Marena di Antonella” è frutto di una piccola produzione artigianale, con bottiglie numerate. I suoi profumi sono inebrianti e persistenti e raccontano l’anima della Sicilia in ogni sorso.

Antonella, raccontaci le origini della Marena.

Marena nasce da un’intuizione brillante alla fine dell’Ottocento, precisamente nel 1898, di mio nonno Giuseppe De Domenico, un uomo curioso, un contadino che amava profondamente la cultura. Era insegnante all’istituto agrario Cuppari di Messina ed è lì che ha iniziato a sperimentare questa ricetta. L’idea nacque per preparare un vino dolce da gustare con gli amici. Decise di realizzarlo bollendo il mosto con degli ingredienti e successivamente versandolo in contenitori di vetro con mosto fresco per far iniziare la fermentazione. Questa ricetta dalle aule dell’istituto Cuppari si diffuse negli antichi casali collinari di Messina. La particolarità di Marena è che era un vino intimo, espressione dell’orgoglio domestico e che sapeva di focolare.

La tua Marena è strettamente legata ai ricordi d’infanzia. Quando hai deciso che era tempo di avviare la produzione?

La storia di Marena è intimamente legata ai profumi e ai sapori che hanno scandito la mia infanzia. Tutto, come detto, è iniziato con mio nonno. Mio padre Giovanni ha poi portato avanti questa tradizione dal 1950 fino agli anni Settanta, producendo e commercializzando Marena. In seguito, per motivi di salute, la produzione si è interrotta e, lentamente, il ricordo sembrava dissolversi. Così nel 2019 ho sentito la necessità di rientrare in contatto con le mie radici, di cui Marena aveva un ruolo importante. È stato un bisogno del cuore, ricordavo i profumi, l’atmosfera di quel rito antico che circondava la preparazione di Marena e, con l’aiuto della mia famiglia, ho avviato la prima produzione dopo quasi cinquant’anni. Nel 2020, grazie alla collaborazione con il maestro pasticciere Lillo Freni, sono arrivati i Marenelli, una variante affascinante dei tradizionali piparelli messinesi, rielaborati con la Marena, e nel 2023 Freni ha creato anche il panettone a base di Marena. La commercializzazione di Marena è iniziata dal gennaio 2025.

Fichi, carrube, foglie di amarena, mandarini, mele cotogne sono alcuni degli ingredienti utilizzati per la Marena
Originariamente si preparava solo con amarene?

No, l’evoluzione della ricetta è affascinante. All’inizio l’impianto era molto rustico, infatti, si utilizzavano carrube per la struttura e foglie di amarena per l’aroma. Mio nonno, da vero sperimentatore, capì che Marena richiedeva una evoluzione, pertanto, sono stati aggiunti i mandarini acerbi, necessari per quella freschezza pungente che contrastava la dolcezza iniziale, poi arrivarono le mele cotogne, che portarono equilibrio, rotondità e quella forza che mancava. Ma era ancora incompleto: mancava la persistenza, quel calore finale che rende Marena un vero vino da meditazione che fu colmata con l’aggiunta dei fichi secchi.

I fichi, le mele cotogne, le foglie di amarena, le carrube e i mandarini che utilizzi per produrre la Marena sono a Km zero?

Le materie prime, accuratamente selezionate, provengono da terreni collinari di proprietà da sempre della mia famiglia.

Come si prepara la Marena? E quanto dura la fermentazione?

Preparare Marena è un rito antico, fatto di gesti che si tramandano da generazioni. È un processo che richiede pazienza, consapevolezza e amore. Comincio con un mosto pregiato ricavato con le nostre uve, la base, il fondamento su cui tutto si costruisce. Poi inizia la bollitura lenta, che dura circa sei ore. La bollitura è un momento delicato, la temperatura deve essere controllata costantemente affinché gli aromi si fondano perfettamente senza perdere la loro identità. Dopo l’ebollizione, aggiungo il mosto fresco e verso nelle botti di acciaio o in damigiane di vetro. La fermentazione dura circa cinque/sei mesi.

La tua Marena oggi è esattamente il vino aromatizzato che produceva tuo padre o trovi delle differenze?

La ricetta di Marena è rimasta sostanzialmente fedele a quella originaria. Mio padre ha tramandato la stessa formula, gli stessi ingredienti, lo stesso approccio che mio nonno aveva concepito. Non ho voluto snaturare nulla. Credo che ogni generazione apporti il proprio tocco, la propria consapevolezza. Mio nonno era lo sperimentatore, mio padre ne ha preservato la purezza, io cerco di raccontare la filosofia di vita che è nascosta dentro ogni bottiglia. La formulazione rimane identica, ma ciò che è cambiato è la consapevolezza della sua missione. Marena non è solo un vino aromatizzato, è una celebrazione dei valori che mio nonno aveva intuito: la selezione accurata, la pazienza infinita, la cura artigianale.

Il quadro di Messina raffigurato in etichetta
Marena si produce nella città di Messina?

Sì, la produzione avviene a Messina, precisamente a Pace, tra il mare e le colline. La produco nella mia casa natale, un luogo che custodisce la memoria di questa ricetta e che ho riprodotto nell’etichetta, come appariva nel 1957, simbolo di un legame indissolubile con le radici.

A quanto ammonta la produzione?

Attualmente la produzione è limitata a circa 800 bottiglie. Ogni bottiglia è numerata e sigillata a mano per garantire l’integrità artigianale del processo.

Pensi che resterà una produzione di nicchia?

Credo che Marena sia destinata a restare una produzione di nicchia e questo non è una limitazione ma la sua forza. Il desiderio è crescere, ma in modo consapevole e sostenibile; la crescita, per me, non significa solo quantità ma significato, non volume ma valore.

Qual è l’abbinamento ideale per servire la Marena?

Marena è straordinariamente versatile. Può essere servita come vino da meditazione inzuppando il “marenello”, con i dolci natalizi, con cioccolato oppure come aperitivo in abbinamento a formaggi erborinati.

Marena è un sogno che diventa realtà e che coincide con un nuovo percorso che hai intrapreso, diventando sommelier di AIS Sicilia. Quanto è difficile conciliare la tua professione di avvocato con quella di produttrice?

La conciliazione tra la mia professione di avvocato e il ruolo di produttrice di Marena potrebbe sembrare contraddittoria, ma in realtà rappresenta due facce della stessa medaglia: entrambe richiedono rigore, responsabilità, passione nel servire qualcosa di più grande di sé stessi. Come avvocato, studio le leggi, norme, come produttrice riscopro la sapienza antica, il valore immateriale delle tradizioni orali. Diventare sommelier di AIS Sicilia è stato un percorso formativo e umano. Il corso mi ha permesso di affiancare alla memoria affettiva un rigoroso metodo di analisi sensoriale grazie alla guida esperta dei docenti e al confronto costante con la delegazione. La difficoltà maggiore non è nel dividere il tempo, perché più che di conflitto, io direi fusione.

Cosa vedi nel futuro di Marena?

Il futuro di Marena sarà sicuramente intriso di passione. Voglio dare solidità e continuare a sviluppare collaborazioni con esperti del settore gastronomico per esaltare la versatilità di Marena. In un futuro, creare un’esperienza di degustazione in un ambiente accogliente e familiare, dove la filosofia che ha ispirato mio nonno possa rivivere. Mi piacerebbe che questa ricetta continuasse a essere tramandata e che mia figlia, un giorno, possa portare avanti questa tradizione con la mia stessa dedizione perché Marena non è una bottiglia, è una responsabilità e un privilegio insieme.

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