Hotel La Perla, ospitalità alpina in Alta Badia

In cucina lo chef Riccardo Forzan

by Roberto De Pascale

Hotel La Perla rappresenta un modello di ospitalità alpina dove coerenza, cultura e visione si intrecciano senza forzature. Dalla Romantik Dolomites alla Mahatma Wine, dal Bistrot al Ladinia, ogni ambiente è parte di un sistema identitario preciso. Non si tratta solo di soggiornare o cenare, ma di entrare in un racconto strutturato che unisce paesaggio, vino, cucina e memoria. La forza del progetto sta nella continuità: nulla è episodico, tutto è pensato per restituire il senso profondo del territorio. In un panorama montano spesso diviso tra tradizione folkloristica e lusso ostentato, La Perla sceglie una terza via: autenticità colta, eleganza misurata, gastronomia consapevole. Ed è proprio questa coerenza a renderla oggi una delle espressioni più solide e mature dell’ospitalità italiana d’altura.

LA LOCATION

A Corvara, nel cuore dell’Alta Badia, l’Hotel La Perla si affaccia sul Sassongher come una casa di montagna che ha trasformato l’ospitalità in cultura. Leading Hotel of the World è riferimento storico dell’hotellerie alpina, La Perla custodisce uno stile ladino autentico, fatto di legni antichi, tessuti, oggetti raccolti nei secoli e un senso di appartenenza che si percepisce già dall’ingresso.
La camera Romantik Dolomites si apre su una vista piena e verticale: Sassongher, Sass Ciampac e Gruppo del Sella disegnano un orizzonte che cambia colore nell’arco della giornata. Nei 40–45 mq, legno caldo, tessuti naturali e luce alpina costruiscono un equilibrio tra eleganza e intimità. Il balcone diventa punto di osservazione privilegiato: l’aria è sottile, profuma di resina e prati d’altura; il silenzio è interrotto solo dal vento che accarezza le cime. Qui il soggiorno non è semplice pernottamento ma immersione in un sistema culturale coerente, dove identità, territorio e visione dialogano con naturalezza.

LA CANTINA

Prima della cena, la discesa nella cantina Mahatma Wine rappresenta un rito iniziatico. Oltre trentamila bottiglie custodite in un labirinto di corridoi: Italia, Francia, Austria, Svizzera dialogano in silenzio. La temperatura è costante, l’aria sa di legno, pietra e vetro antico. Il “tempio” dedicato al Sassicaia impressiona per profondità collezionistica e verticalità.

La carta dei vini, premiata con Three Star Wine List da The World of Fine Wine, certifica un lavoro di selezione rigoroso e colto. Qui il vino non è decorazione, ma narrazione liquida del tempo. La visita è esperienza sensoriale: etichette che raccontano suoli, altitudini, stagioni, mani.

BISTROT MUSIC CLUB & BAR

Il bistrot

L’arrivo si apre al Bistrot, attorno al grande bancone di legno. Gres, lampadari danzanti, tavoli raccolti: l’atmosfera è conviviale ma curata. Nel calice il Trentodoc Vent Selezione La Perla Millesimato. Colore giallo dorato luminoso, perlage fine e continuo. Al naso emergono mela renetta, agrumi maturi e una nota di crosta di pane. Il sorso è teso, verticale, con acidità vibrante e chiusura sapida che invita al secondo brindisi. “Vives”, viene sussurrato: vita, in latino. Ad accompagnare, pane scottato al finocchietto e cumino. La tostatura sprigiona note speziate e balsamiche; il cumino introduce un accento caldo e leggermente tostato che dialoga con la freschezza del vino.

LO CHEF RICCARDO FORZAN


Riccardo Forzan, chef italiano con formazione internazionale, ha costruito la propria identità tra rigore tecnico e radici agricole. Cresciuto in una famiglia di allevatori e agricoltori, porta in cucina un rapporto diretto con la materia, fondato sull’ascolto della terra e sul rispetto dei cicli naturali. Lavora in sinergia con contadini, allevatori e piccoli produttori alpini, selezionando ingredienti non per estetica ma per verità. La sua è una cucina essenziale, pulita, priva di sovrastrutture: pochi elementi, grande equilibrio, sapori netti. Non ricerca l’effetto ma l’identità; non la complessità fine a sé stessa ma coerenza espressiva. Ogni piatto nasce dalla stagionalità e dal rispetto della memoria gastronomica italiana, riletta con sensibilità contemporanea.

RESTAURANT LADINIA


Il Ladinia è una locanda storica nel cuore del paese. I legni scricchiolano, la luce è morbida, la vista sul Sassongher entra discreta dalle finestre.

Uovo a 64 gradi con tartufo e patate pusteresi: consistenza setosa, tuorlo cremoso e avvolgente; il tartufo libera note terrose profonde, la patata restituisce rotondità e comfort.


Bottone di gallina nel suo jus ristretto con tartufo nero: pasta sottile, ripieno intenso e succoso; il fondo è concentrato, carnoso, con persistenza lunga e verticale.

Pollo di maso farcito al tartufo con patate al burro su champagne e carota bruciata: carne tenera e succosa, farcia boschiva; il burro allo champagne introduce freschezza elegante, la carota bruciata porta una dolcezza affumicata che equilibra.

In abbinamento, La Grola di Allegrini: rosso rubino profondo, al naso ciliegia matura, spezie dolci e leggere note balsamiche; in bocca struttura piena, tannino levigato e finale persistente con richiami di cacao e prugna disidratata.

Chiusura con pangocciole ripieno di cioccolato fondente: impasto soffice, profumo di burro e cacao; cuore fondente intenso, leggermente amaro, persistente.

Dopo cena, Corvara si lascia attraversare con passo lento. Le Dolomiti si stagliano come quinte teatrali, illuminate da una luce che, anche di notte, conserva una vibrazione argentea. Il Sassongher domina silenzioso, presenza costante e rassicurante, mentre le case del paese – ordinate, curate, mai eccessive – raccontano una cultura alpina che ha saputo evolversi senza perdere identità.

Le strade sono raccolte, il legno delle facciate profuma ancora di resina e storia, le insegne sono discrete. Non c’è ostentazione, ma una compostezza elegante che riflette il carattere ladino: sobrietà, senso della misura, attenzione ai dettagli. Anche il silenzio ha un suono preciso, interrotto solo dal vento che scende dalle vette e dal rumore lontano di qualche passo sul selciato.

Corvara non è semplice località turistica: è un equilibrio tra natura potente e presenza umana rispettosa. Camminare tra le sue vie significa percepire la continuità tra paesaggio, architettura e cultura gastronomica. Tutto dialoga con le montagne, nulla le sovrasta.

Ti potrebbero interessare

Lascia un commento