Torna ad Acireale “I Sapori dell’Etna”, il progetto promosso dall’Associazione Culturale Terramadre, in collaborazione con l’APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani – Regione Sicilia e la Fondazione del Carnevale di Acireale.
L’evento, giunto alla seconda edizione, si struttura sempre di più come viaggio fra tradizione, talento e cultura gastronomica. Il progetto culturale, formativo e gastronomico è inserito nel programma ufficiale del Carnevale di Acireale, una delle manifestazioni identitarie più radicate e partecipate della Sicilia orientale.
« Si tratta di un’iniziativa che racconta l’anima più autentica del Carnevale di Acireale – dichiara il Presidente della Fondazione Carnevale di Acireale, Giuseppe Sardo – Il Carnevale non è solo spettacolo ma anche cultura, tradizione e identità del territorio. Con queste masterclass vogliamo offrire al pubblico un’esperienza che valorizza i sapori, le storie e le eccellenze dell’Etna. Iniziative come questa – conclude Sardo – rafforzano il legame tra il Carnevale e la città, coinvolgendo visitatori e comunità in un percorso di condivisione e crescita culturale. È la direzione che vogliamo continuare a seguire: un Carnevale sempre più diffuso, capace di emozionare e raccontare Acireale in tutte le sue forme».
Il progetto si articola in un percorso integrato che comprende: esperienze gastronomiche collettive, momenti di formazione tecnico-professionale, attività educative dedicate ai bambini e un workshop istituzionale e scientifico di alto profilo. L’obiettivo è creare connessioni reali tra gastronomia, cultura, formazione, politiche territoriali e futuro delle giovani generazioni.
«I Sapori dell’Etna rappresenta un’occasione per raccontare Acireale attraverso ciò che profondamente ne custodisce l’identità: la tradizione, il Carnevale e la cultura del cibo. – dichiara il Sindaco Roberto Barbagallo – Questo progetto si inserisce in modo naturale nel programma del nostro Carnevale, una delle espressioni più autentiche e partecipate alla vita della comunità, capace di unire: festa, memoria e senso di appartenenza. Il Carnevale di Acireale non è solo spettacolo e creatività ma anche racconto del territorio, delle sue storie e dei suoi sapori. La tradizione gastronomica, con i suoi piatti simbolo, è parte integrante di questo patrimonio: un sapere condiviso che nasce dal paesaggio etneo, dal lavoro agricolo e dalla trasmissione delle pratiche culinarie di generazione in generazione». – conclude il primo cittadino.
Si parte giovedì 12 febbraio, alle 10, presso il Palazzo del Turismo di Acireale, con le masterclass d’autore di cinque prestigiosi chef: Pasquale Caliri, Salvo Sardo, Giovanni Gambuzza, Rosario Leonardi e Mario Failla. Ognuno di loro darà la propria interpretazione del Carnevale attraverso piatti ispirati alla tradizione dei Carnevali d’Italia, reinterpretati in chiave contemporanea. Intento è quello di restituire al ‘piatto’ una dimensione narrativa ed identitaria capace di unire tradizione ed innovazione.

Il 13 febbraio, a partire dalle 10:30, si entra nel vivo della manifestazione che si sposta presso la Sala Pinella Musumeci di Villa Belvedere. Qui si svolgerà il Concorso di Cucina e Pasticceria – II edizione “Trofeo Re Burlone” riservato agli Istituti Alberghieri. Gli studenti sono chiamati ad ideare e realizzare un piatto, dolce o salato, ispirato al Carnevale e al territorio etneo. Il concorso valorizza creatività, competenza tecnica, rispetto della tradizione e capacità narrativa, offrendo ai giovani un’importante occasione di confronto e crescita. L’evento trae ispirazione dalla ricchezza simbolica e culinaria dei Carnevali d’Italia, mettendo al centro piatti dolci e salati della tradizione, riletti in chiave contemporanea.
Il 16 febbraio, a partire dalle 10, sempre alla Villa Belvedere, spazio ad un altro target, quello dei più piccoli con un laboratorio ludico-didattico che avvicina i bambini ai saperi gastronomici, alle storie del Carnevale e al patrimonio culturale locale, favorendo la trasmissione delle tradizioni culinarie.
Parallelamente si terrà il workshop cuore concettuale del progetto, dal titolo: “Etna e Cucina italiana Patrimoni Unesco: nuove prospettive per i giovani e i territori”dedicato al riconoscimento UNESCO dell’Etna e della Cucina Italiana, intesi come patrimoni capaci di orientare politiche pubbliche, modelli di sviluppo territoriale e nuove opportunità per le giovani generazioni. Il workshop si propone come spazio di confronto qualificato tra istituzioni, università, Distretti del Cibo, scuole, enti pubblici, operatori dell’agroalimentare e del turismo, comunità locali e studenti.
“I Sapori dell’Etna è un progetto che affonda le sue radici nella pratica: le masterclass e il concorso ne costituiscono il fondamento, il luogo in cui il sapere gastronomico viene trasmesso, sperimentato e messo in dialogo con le nuove generazioni. Come organizzatrice e curatrice del progetto, – afferma Liana De Luca, Organizzatrice e Curatrice de “I Sapori dell’Etna” nonché Ideatrice del workshop – ho sentito l’esigenza di dare a questo percorso una prospettiva ulteriore, capace di trasformare l’esperienza in visione. Da qui nasce il workshop, in programma il prossimo 16 febbraio, che ho ideato in collaborazione con la Consulta Distretti del Cibo, come punto programmatico dell’intera manifestazione. Il workshop è lo spazio in cui ciò che accade nelle cucine e nei contesti formativi diventa riflessione strategica, Etna e Cucina Italiana vengono letti come patrimoni culturali vivi, in grado di orientare politiche, modelli di sviluppo territoriale e nuove opportunità per i giovani. È un passaggio necessario per costruire futuro a partire dall’identità.” – conclude Liana De Luca.
L’Etna viene interpretata come paesaggio culturale vivo, modellato dal lavoro agricolo, dalle produzioni di eccellenza, dalle esperienze e dalle relazioni tra le comunità. La Cucina Italiana è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale fatto di saperi, pratiche e gesti che trasformano la materia prima in identità condivisa e racconto dei territori. Agricoltura, gastronomia e turismo diventano strumenti integrati di valorizzazione dei patrimoni UNESCO, capaci di generare occupazione qualificata e nuove economie locali. Particolare rilievo è attribuito al ruolo dei Distretti del Cibo come strumenti di governance territoriale, in grado di connettere filiere produttive, istituzioni e comunità su orizzonti di medio-lungo periodo.
“I patrimoni UNESCO non sono solo beni da tutelare, ma strumenti di governance culturale per orientare lo sviluppo dei territori. – dichiara Mariagrazia Pavone, Coordinatrice dell’Associazione Gusto di Campagna – Con il Manifesto dell’Agricoltura delle Relazioni proponiamo un modello operativo in cui agricoltura e turismo diventano un’unica infrastruttura di relazioni tra paesaggio, comunità e filiere. Non un documento simbolico, ma l’avvio di un processo concreto che mette in rete istituzioni e territori, riconoscendo nell’agricoltura il presidio vivo dell’identità culturale. È da qui che possono nascere nuove economie locali e opportunità reali per le giovani generazioni.” – conclude Mariagrazia Pavone.
In questo quadro, dunque, la sottoscrizione del Manifesto dell’Agricoltura delle Relazioni rappresenta l’avvio di un percorso di cooperazione interistituzionale e pone le basi per la creazione di un Tavolo Permanente dedicato alla progettazione condivisa su agricoltura, cucina, turismo e territori.
I Sapori dell’Etna 2026 si conferma, dunque, piattaforma operativa per la messa in rete delle competenze e per la definizione di interventi capaci di rafforzare identità, strategie, competitività territoriale e sviluppo sostenibile.
