A Fiumefreddo una serata dedicata alla Sicilia e alle sue eccellenze, dove pizza e pasticceria si sono incontrate in un percorso gastronomico che ha messo al centro tecnica e ricerca, non senza sorprese. Special guest il maestro pasticcere di Giarre Giuseppe Bellia.
Una stessa terra, la Sicilia, e un medesimo fuoco creativo, quello che alimenta la ricerca, il rispetto per le materie prime e la voglia di reinterpretare la tradizione senza tradirne l’anima. È da questa sintonia che nasce “A stissa terra, ’u stissu focu”, la serata che ha visto protagonisti Alessandro De Natale, nella sua pizzeria De Natale Pizza e Cucina a Fiumefreddo, e Giuseppe Bellia, maestro pasticcere dell’omonima pasticceria di Giarre, special guest di un incontro gastronomico costruito sul dialogo tra due professionisti dell’arte bianca e della pasticceria.
Due mestieri differenti, due sensibilità, un comune orizzonte: valorizzare la Sicilia attraverso il cibo, lasciando che siano le materie prime, le tecniche di lavorazione e la creatività a raccontarne la ricchezza. Non una semplice successione di portate, ma un percorso pensato per mettere in relazione mondi che, pur parlando linguaggi diversi, condividono fondamentali affinità. La farina, gli impasti, la gestione delle consistenze, la ricerca dell’equilibrio e l’attenzione al dettaglio sono il terreno comune sul quale si incontrano il lavoro di De Natale e quello di Bellia.
«Questa serata nasce dal desiderio di mettere in dialogo due mondi che appartengono alla stessa terra. Pizza e pasticceria hanno linguaggi diversi, ma condividono la stessa attenzione alla materia prima, alla tecnica e alla ricerca. Con Giuseppe Bellia abbiamo voluto costruire un percorso tutto siciliano, capace di valorizzare i nostri prodotti e, allo stesso tempo, di interpretarli in una chiave nuova», racconta Alessandro De Natale.
La Sicilia nel piatto, tra territorio e sperimentazione
Il percorso si è aperto con un benvenuto firmato Giuseppe Bellia: granita al limone accompagnata dallo spumante siciliano Metodo Classico delle Cantine Russo. Un inizio fresco, essenziale, nel quale la vivacità agrumata ha incontrato l’eleganza delle bollicine.

La cucina di De Natale ha poi preso la scena con l’arancino al cardoncello e porcini, cipolla stufata e provola siciliana. Tra le proposte più rappresentative, “Eccellenza sicula” ha tradotto il concetto della serata in una pizza realizzata con impasto di grano antico Russello, bufala siciliana, cavolo trunzo di Aci, Presidio Slow Food, masculina da magghia sott’olio, mollica atturrata e pesca di Moio Alcantara fritta, come una patatina, e aromatizzata al limone.

Un mosaico di ingredienti che appartengono alla cultura gastronomica isolana, accostati con l’intento di creare un equilibrio tra sapidità, note vegetali, croccantezza e una sfumatura dolce. È proprio nel contrasto tra dolce e salato che la pizza ha convinto.
Di segno diverso, ma altrettanto articolata, la pizza in pala con roast beef di agnello siculo stufato a fuoco lento, crema vellutata di piselli e patate, pecorino siciliano DOP, gel di fico d’India e perlage di menta.

Giuseppe Bellia, la pasticceria come racconto di Sicilia

Se Alessandro De Natale ha affidato alla pizza il compito di esplorare le potenzialità degli ingredienti isolani, in abbinamenti inediti, Giuseppe Bellia ha portato in tavola la sua personale visione della pasticceria, dimostrando come anche i grandi classici possano diventare strumento di innovazione della pasticceria. É stato così per l’iris fritto, servito caldo e farcito con gelato alla ricotta e gocce di cioccolato, una limited edition che guarda alla tradizione dell’iris e ne rilegge il carattere attraverso un gioco di temperature e consistenze. Un dolce che si trasforma in esperienza, in cui il calore dell’impasto fritto e la componente fredda del ripieno rendono il morso dinamico e sorprendente.

A chiudere il percorso è stata la Saint-Honoré, preparata dal vivo da Bellia. Un momento che ha restituito alla pasticceria anche la dimensione dello spettacolo artigianale: la precisione dei gesti, l’attenzione alle finiture e la costruzione del dolce sotto gli occhi degli ospiti. La torta ha avuto inoltre un significato speciale, diventando il modo scelto per festeggiare il compleanno del maestro pasticcere.
Due interpretazioni, due registri differenti, un’unica idea di fondo: la tradizione non è un repertorio immobile da ripetere, ma un patrimonio vivo da conoscere, rispettare e reinterpretare. In abbinamento, i vini della Cantina Pietradolce e l’Amaro Citrange.
“A stissa terra, ’u stissu focu” è così diventata la sintesi di un incontro professionale prima ancora che gastronomico: due percorsi che si incrociano, due artigiani del gusto che condividono la stessa tensione verso la ricerca. Perché quando pizza e pasticceria si incontrano nel segno della qualità, la tradizione siciliana non resta ferma nel passato, ma trova nuove forme per continuare a raccontarsi.
