A Palermo, Tanina è il nuovo regno del fritto

by Redazione

Dalla memoria di nonna Tanina nasce “Tanina”, il nuovo progetto di Vincenzo Albicocco, fondatore della Focacceria dei Mercanti, pasticcere di formazione e terza generazione di una famiglia di artigiani del gusto. Lungo via Vittorio Emanuele, nel cuore del Cassaro, il progetto prende forma attraverso due insegne poste a pochi metri di distanza: “Tanina che fritti”, dedicata alla cucina salata e allo street food siciliano, e “Tanina cose duci”, laboratorio e bottega di pasticceria.

Tanina era la nonna di Vincenzo Albicocco. La sua era una cucina quotidiana. “Io e i miei fratelli siamo cresciuti a casa dei nonni e la cucina di Tanina è uno dei ricordi più forti che conservo – racconta Vincenzo Albicocco –. Quando si preparava la salsa di pomodoro ci chiamava e ci faceva partecipare: passavamo i pomodori, ci sporcavamo le mani e riempivamo
la cucina. Era il suo modo di stare insieme e il nostro modo di imparare”.

“Tanina che fritti” riporta quella dimensione domestica dentro uno dei luoghi più attraversati di Palermo. Il locale dispone di un dehors con circa venti posti a sedere e richiama, attraverso le insegne e le maioliche, l’atmosfera delle cucine siciliane di una volta. La proposta recupera preparazioni nate nelle case e poi entrate stabilmente nella cucina popolare palermitana: dalle arancine alle panelle e alle crocchè, fino alle crocchette di latte. Accanto ai fritti trovano spazio il pane cunzato e la pasta al forno, in una proposta pensata tanto per il consumo al tavolo quanto per quello da passeggio.

La stessa attenzione è riservata ai cannoli: la scorza viene preparata artigianalmente e fritta espressa, prima di essere farcita. Pochi metri più avanti, “Tanina cose duci” racconta l’altra anima della famiglia Albicocco, quella legata alla pasticceria. Il laboratorio è visibile dall’esterno e la vetrina, con grandi teglie colme di biscotti, richiama i forni e le botteghe di un tempo. La produzione attraversa un repertorio ampio della tradizione dolciaria siciliana, seguendone anche la stagionalità: mustaccioli e ossa di morto, taralli glassati, quaresimali, biscotti di San Martino e tatù; paste di mandorla, buccellati, tartufini e torrone; frutta martorana e marzapane, ciarduna, patate dolci e torta delizia. Non mancano i
classici della pasticceria isolana, dalle cassate ai cannoli, dalle cassatelle alle sfince di San Giuseppe, insieme ai ravioli di ricotta della tradizione nissena. Un assortimento costruito privilegiando ingredienti siciliani e lavorazioni artigianali.

Accanto alle preparazioni più conosciute trovano spazio dolci ormai meno presenti nelle pasticcerie contemporanee. Tra questi la Maria Stuarda, crostatina di pasta frolla ripiena di zuccata, legata alla tradizione conventuale palermitana e probabilmente ispirata alla Queen Mary’s tart diffusa nelle case inglesi dell’Ottocento. Una produzione che guarda ai biscotti secchi della memoria familiare e alle ricette custodite nei conventi siciliani, recuperandone forme e
lavorazioni senza ridurle a esercizio nostalgico. Nel laboratorio saranno prodotti anche panettoni e colombe nei rispettivi periodi festivi. Lo spazio ospiterà inoltre, su prenotazione, laboratori sensoriali ed esperienziali rivolti anche ai visitatori.

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