Il cavolo trunzu di Aci, presidio Slow Food, protagonista nella cucina degli chef

ZAFFERANA ETNEA – Dalle bancarelle dei mercati ortofrutticoli di tutta la provincia di Catania a presidio Slow Food. È la storia del cavolo rapa o cavolo trunzo di Aci, una delle produzioni più prospere delle campagne dell’acese dagli inizi del Novecento, che oggi rappresenta invece solo qualche decina di ettari di superficie. Uno dei custodi del cavolo trunzo è l’azienda agricola Monaci delle terre Nere di Zafferana Etnea e il ristorante attiguo Locanda Nerello, secondo presidio Slow Food sull’Etna, riconosciuto dall’Unione Europea per la conservazione nel registro delle sementi, dove si continua a coltivare la verdura riutilizzando le vecchie tecniche basate sulla sostenibilità ambientale e sulla stagionalità dei prodotti.

La tenuta è impegnata per la causa del movimento Slow Food, garantendo una produzione di qualità di circa una tonnellata all’anno. Le particolarità del Cavolo Trunzo,apprezzata sia per le sue proprietà benefiche che per la sua bontà, sono soprattutto date dal terreno lavico ricco di elementi unici, che gli conferisce anche il tipico colore violaceo, capace di influenzare il gusto del prodotto stesso.

Siamo appassionati di cibo come elemento di autenticità e come un’esperienza in sé – commenta il founder Guido Alessandro Coffa – siamo pienamente coinvolti nella produzione di prodotti della terra di qualità, ci sforziamo per una fornitura di auto-sostentamento per il nostro ristorante e il recupero del territorio, a partire dall’agricoltura. Essere presidio Slow Food del cavolo trunzoci impegna molto e ci inorgoglisce, diamo il nostro contributo per mantenere in vita una produzione che, diminuita sin dagli anni Quaranta, soppiantata da produzioni più redditizie, rischia oggi di scomparire”.  Continue reading