La manna, il cibo degli angeli raccontato dal frassinicultore Giulio Gelardi

“Un cibo degli angeli preparato dal cielo capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto”. Così la manna venne descritta anticamente da Plinio che la chiamò: “Sudore del cielo, saliva delle stelle, rugiada celeste che cade sugli alberi allo spuntar delle stelle durante il tramonto”. Questa descrizione evoca qualcosa di straordinario, come lo è il pensare che i frassini possano regalare questa preziosa sostanza. La tecnica per estrarla si trasmette attraverso il “sapere” da generazione in generazione, è un duro lavoro, bisogna imparare a conoscere l’albero e i suoi tempi di maturazione. La manna non è come un qualunque frutto che indossa il vestito della maturazione (l’arancia diventa arancione, il limone giallo e comprendiamo di doverli raccoglieri), ci sono dei piccoli segnali, quasi delle vibrazioni che si riescono a comprendere solo attraverso l’esperienza.

A raccontare tutti i segreti della manna, uno dei frassinicultori più stimati: Giulio Gelardi, 68 anni filosofo di Pollina, che ho avuto il piacere di conoscere a Castelbuono, all’Abbazia Santa Anastasia, durante l’iniziativa “Mangia, Bevi, Ama” dedicata alla manna. 

Giulio Gelardi

“Io sono nato con la manna – ha spiegato Gelardi – mio padre era uno dei più grandi e bravi produttori con un piccolo frassineto”. Giulio ha portato avanti con successo il lavoro del padre ed oggi cura i suoi 500 frassini concentrati in mezzo ettaro di terreno tra Pollina e Castelbuono. Giulio non è solo un produttore, è un esportatore della cultura che c’è dietro questo prodotto siciliano di eccellenza.

Passeggiata naturalistica con Filomena Salerno, nell’ambito di “Mangia, Bevi, Ama”

Invitato all’Abbazia Santa Anastasia a parlare di manna, Giulio Gelardi ha raccontato tutti i segreti di questa dolcissima linfa strettamente legata alla storia e alla tradizione culturale madonita, oggi iscritta nel registro dei beni immateriali dell’umanità patrocinato dall’UNESCO.

Ci sono delle regole ben precise per l’estrazione della manna. La pianta è matura e pronta per le incisioni quando finisce la buttata primaverile di rami nuovi; nel momento in cui la pianta non cresce più, c’è una gemma grossa, le foglie si aprono, quello è il momento giusto per estrarre la sostanza. La linfa delle incisioni fa sgorgare il succo che, man mano che scende verso terra, si cristallizza. La sostanza viene raccolta e fatta essiccare al sole. Il succo funziona come il sangue, forma una patina sulle ferite degli alberi e le fa cicatrizzare. Da metà luglio a metà agosto, tempo permettendo, Giulio Gelardi incide tutte le sue piante, ma non c’è una regola precisa, un anno ha estratto manna anche a ottobre. Ogni sua pianta ne produce circa 500 grammi, tutte tranne una, l’adorata “Cattedrale”. Così Gelardi ha soprannominato la sua pianta di frassino che ha 3 secoli di vita, quella a cui è più legato affettivamente, e che ancora oggi produce la manna migliore per gusto e quantità. In un anno Gelardi ha estratto dalla Cattedrale circa 18 chilogrammi di manna.

Questo prodotto naturale “senza tempo” ha proprietà straordinarie: è lassativo, antidiabetico, antiossidante, cicatrizzante, lenitivo;  è un ottimo tonico per la pelle che favorisce la ricostruzione del derma e la circolazione subcutanea; è emolliente, setificante, purifica la pelle, decongestiona il fegato. La famiglia Gelardi anticamente utilizzava la manna per preparare un ottimo sciroppo per la tosse, Giulio attraverso anni di studio ne ha compreso le potenzialità e oggi produce anche cosmetici per la pelle, dalle creme alle saponette. L’utilizzo non è solo erboristico e cosmetico. Gelardi, sfruttando la naturale dolcezza della manna, produce insieme ad una cooperativa dell’ottima cioccolata modicana priva di zuccheri (una di queste con una percentuale di cacao altissima, dall’85 al 90%).

Il cioccolato alla manna prodotto da Gelardi

Il segreto per la conservazione della manna è farla asciugare bene al sole, e poi surgelarla per 50 ore. Lo sbalzo di temperatura violento uccide le larve e le uova che si possono formare naturalmente nel prodotto. A quel punto la manna si scongela, si fa nuovamente asciugare bene ed è pronta per l’utilizzo o per la vendita. La “catena del freddo” scoperta per caso da Gelardi ha fatto aumentare il valore e la qualità del prodotto.

 

 

 

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